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IN QUESTA PAGINA VIENE RIASSUNTA LA NOSTRA STORIA:
NASCITA E FONDATORI (1927):
La storia
del Gruppo, nato come Gruppo canterino "Bosini", è strettamente
Venne
incaricato ad assolvere un così delicato compito, il prof. Giuseppe Talamoni,
monzese di nascita, ma varesino di adozione, legato alla nostra terra
soprattutto per la sua grande passione che lo legava alla bellezza
pittoresca del territorio, i luoghi ameni, i paesaggi agresti, la storia e le
tradizioni. Personaggio noto e di grandi interessi, il prof. Talamoni era un artista poliedrico: insegnante di disegno, ottimo pittore con il piacere di scrivere versetti e poesie in vernacolo, che poi, illustrava con scenette e didascalie di grande fattura ed immaginazione accettò l'incarico e si impegnò nella ricerca, non facile, di reperire tutte quelle notizie, anche minimali: di folclore, di tradizioni, di costumi e quant'altro potesse interessare e dove i ricordi del passato, ancor freschi nelle menti degli anziani, potessero aiutare a comprendere il modo di vivere "di temp indré". In tempi molto brevi, verso l'autunno del 1927, con la conoscenza delle arti e delle tradizioni popolari, seppe, con sapiente tocco d'artista e sulla scorta del materiale ritrovato, disegnare i costumi sia maschili che femminili ispirati ovviamente al tempo passato. Nel 1952, Il prof. Talamoni, nel volumetto "I Bosini di Varese e le loro canzoni", descrisse nel paragrafo: " Cenni sui costumi e sulla decorsa attività", riferendosi in particolare alla prima uscita del gruppo, l'abbigliamento Bosino:
..."le donne recavano ampie e lunghe gonne ricchissime di pieghettature e stampati con motivi di tessuto in uso. Avevano il giubbetto a bustino di velluto a colori vari e scuri spighettati di fettuccia rossa, dal quale sbocciavano le ampie maniche della camicia ed il collo guarnito di pizzi a mano. Avevano calze lunghe di cotone a righe orizzontali policrome che uscivano dalle ricche mutande a volantini di felpato o di tela data a mano. Portavano zoccoletti campagnoli a pattine aperte allacciate da nastri policromi; sulle spalle uno scialletto stampato a fiori in percallo, con o senza frange, fermato in vita dal grembiule pure in percallo, ricamato da mani casalinghe oppure liscio. In più portavano lo scialle tradizionale di lanetta leggera stampata a fiorami o in cachemire tessuto alla moda del medio ottocento. Le acconciature dei capelli erano alla vergine, come quelle usate in tutta la Lombardia, intrecciatesi in quattro bande a tener salda la raggera di spadine d'argento di oltre cinquanta pezzi e terminanti in un tondello a treccine in base alla nuca. Al collo fili di corallo o di granato, nelle orecchie le buccole a pendenti di foglia d'oro battuta e lavorata oppure gli orecchini ad anello. Arbitrariamente un fermaglio in parure con gli orecchini e per le maritate la vera semplice e liscia. Sulle mani i mezzi guantini di filo bianco o nero a seconda del ceto. Perché anche nel contado vi è sempre stata una distinzione fra gli abbienti e la gente povera.
Gli uomini,
abbandonata la marsinetta di stile direttorio, vestivano un costume di velluto
con giacca piuttosto corta e tasche improntate a quelle di caccia, arrotondate
sul davanti e aperte in modo da lasciar intravedere la camicia all'antica, in
tela di canapa, fermata sotto il colletto dal cordoncino con fiocchetti e, con
calzoni cascanti a campana, dalle tasche orizzontali all'inguine. Tasche ed orli
delle tasche spighettate in tinta più chiara del colore del velluto che variava
dal verdone scuro al marrone, al grigio, al nero. I più abbienti portavano anche
un gilet vistoso o ricamato o tessuto a colori sgargianti e, al collo, invece
del cordoncino, un fazzoletto di seta stampata le cui cocche s'inserivano in un
anello di metallo pregiato. Calze si cotone come le donne e scarponi di cuoio
nero alla campagnola. In testa un cappello floscio di foggia più o meno rotonda,
bugnato ad arbitrio delle mani del suo possessore, recante un nastro o un
cordoncino policromi, con o senza palline terminali. In vita, una fascia
policroma in stoffa o in seta che vi girava attorno più volte per cascare in
banda sul fianco sinistro, al di sotto della giacca. Sul braccio un bastone
rurale, lavorato o meno o istoriato. L'orecchino a cerchietto piccolo sul lobo
all'orecchio sinistro ". Costumi che, pur improntati alle fogge tradizionali del "contado" in tempi passati, vennero integrati, dallo stesso Talamoni, da opportune modifiche e da particolari più appariscenti in modo da essere consoni alla nobiltà di tutti gli altri costumi delle diverse Regioni Italiane. Con i costumi vennero reclutati alcuni giovani: uomini e donne, che rispondenti ai requisiti richiesti, vennero addestrati all'interpretazione dei canti e dei balli, elaborati sulla scia delle passate generazioni, dal prof. Talamoni con l'ausilio di bravi musicisti. Nacque così, in seguito, il primo "Canzoniere Bosino" che, pubblicato nel 1938, raccoglieva una trentina di canti dialettali, espressione genuina di arte paesana, illustrato con bellissimi disegni dello stesso autore dei testi. Nasceva così, nell'autunno del 1927, il Gruppo Canterino Bosino.
ORIGINE DEL TERMINE "BOSINO" E "BOSINATE":
Nel medesimo volumetto del 1952, nella premessa il prof. Talamoní, riferito al termine "bosino", scrive:
Sotto questo aspetto è accettabile che "bosino" derivi dal latino "Bos" (bue). C'è comunque più di una versione sull'origine della parola "bosino": Natale Gorini, poeta dialettale ed autore del "Parolario Bosino" scritto nel 1996 con Clemente Maggiora, sostiene che la versione più attendibile è quella del prof. Dante Isella, massimo esperto di storia del dialetto locale e milanese, che fa derivare il termine da Ambrogio, ossia da terra di Ambrogio: Ambroeus diventa Ambrusin e poi Busin. Già nella seconda metà del cinquecento, prosegue Gorini, c'era chi dal Varesotto andava a Milano per raccontare le cosiddette "bosinate", una sorta di poesie, di filastrocche ispirate a fatti reali o a personaggi, con un finale un po' moraleggiante.
PRIMA APPARIZIONE DEL GRUPPO, IL GRANDE SUCCESSO E QUEL CHE SEGUì
La prima uscita ufficiale del Gruppo Canterino Bosino, avvenne in occasione del Raduno dei Costumi Caratteristici Italiani, svoltosi a Venezia nei giorni 18 e 19 agosto e l'8 e 9 settembre del 1928, a poco più di un anno dalla nascita del gruppo stesso.
Al
sopracitato raduno, i Bosini, furono inseriti nelle sezioni di "canto" e "gruppi
danzerini", cui parteciparono quotate formazioni folcloristiche in
rappresentanza di tutte le Regioni d'Italia, ottenendo un "premio di merito" che
teneva conto della buona e fedele esecuzione dei suoi canti, di originale
intonazione popolaresca, delle sue suggestive scenette agresti, nonché
dell'apprezzata correttezza e della compostezza dei suoi esecutori. Un buon inizio a cui seguirono diverse partecipazioni a spettacoli e convegni, ottenendo sempre grandi successi per la bellezza e la grazia delle loro interpretazioni, tanto da essere invitati a Roma a sfilare davanti ai Principi di Piemonte in occasione del matrimonio tra il Principe Umberto e Maria Josè, risultando tra i gruppi più ammirati. Con i successi ottenuti e, per desiderio del Comm. Ermenegildo Trolli, venne ampliato e ristrutturato l'organico dei componenti, scelti quasi tutti fra i Dopolavoristi del Calzaturificio di Varese. Dopo una seria preparazione il Gruppo Canterino intervenne a Trento al "Congresso della danza e del costume", conquistando, anche in quella occasione uno dei primi posti fra i Gruppi migliori che vi presero parte, suscitando entusiasmo ed ammirazione nella folla che assisteva allo spettacolo.
DOPO LA GUERRA, IL GRUPPO SI RIALZA:
Gli eventi bellici, connessi alla seconda guerra mondiale, portarono alla cessazione dell'attività folcloristica del Gruppo. La ripresa avvenne nel 1946 per l'intervento di alcuni personaggi, come ad esempio Ricciotti Bornia che era addetto all’arte, cultura e tradizioni popolari dell’ENAL di Varese e fu collaboratore del prof. Giuseppe Talamoni alla rinascita del gruppo Bosino. Al suo rientro a Varese dopo la prigionia riprese il suo incarico all’ENAL, riscontrando che il Gruppo Canterino Bosino, non aveva ripresa la propria attività.
Nel 1948,
l'ENAL Provinciale di Varese, ricevette l'invito da parte Vennero, da Ricciotti Bornia, invitati i vecchi e già conosciuti "Bosini" con la collaborazione di Federico Broggini e, l'amico pianista Mario Cova, già maestro della Corale di Biumo Inferiore, che si impegnò ad istruire il nuovo complesso presso una sala gentilmente concessa dal Circolo Familiare e Cooperativa di Biumo Inferiore. Questa prima uscita avvenne in una domenica settembrina a Gussago, in Provincia di Brescia, dove si celebrava la festa dell'uva. Fu una trasferta faticosa ma anche piacevole e gratificante che, per mancanza di mezzi finanziari, il viaggio venne effettuato: prima in treno fino a Milano e poi, dalla stazione Centrale ancora in treno fino a Brescia, per poi "lanciarsi all'arrembaggio" del tram in partenza per Gussago. Dopo tante peripezie, ed essere stati scambiati: a Milano per dei "friulani" ed a Brescia per "montanari svizzeri", finalmente la sfilata e l'esibizione con il grande successo ed il conseguimento dei primi due premi in palio: la coppa per il canto e la targa per il miglior costume. In seguito il Gruppo trovò sede presso il teatrino di Via Sacco. Frattanto il pianista Mario Cova si ammalò, tanto che Ricciotti Bornia, chiamò a sostituirlo il Maestro Ettore Lombardi, che già collaborava con il Centro ENAL d'arte varia diretto dallo stesso Bornia. E così nel complesso affluirono numerosi cantanti del suddetto centro.
Da allora il Gruppo Bosino iniziò un'intensa attività, tra l'altro, ampiamente documentata da articoli di Bornia che venivano pubblicati dal quotidiano “La Prealpina” o da altre pubblicazioni dell’ENAL Provinciale e Nazionale. Avvenne, in quel periodo, il cambio alla direzione provinciale all'ENAL, che dopo qualche anno manifestò l'intenzione di assorbire il Gruppo. Il progetto non si concretizzò in quanto, verso gli anni sessanta, prima di rassegnare le dimissioni dall'incarico di Segretario del Gruppo, Ricciotti Bornia prese contatto con il Rag. Alberto Trolli, titolare del Calzaturificio Graziella di Viale Belforte (filiale del Calzaturificio di Varese), per accettare l'incarico di Presidente del Gruppo Bosino. L'iniziativa, condivisa anche da Federico Broggini, trovò pieno consenso anche da parte dei Bosini. Tutto ciò fu favorito anche dal fatto che il teatrino di Via Sacco venne occupato dagli uffici dell'ENAL e, che il gruppo Bosino "traslocò" presso l'ex colonia elioterapica del Gaggianello. Nella nuova sede si effettuò la prima assemblea, con Presidente il Rag. Alberto Trolli, che deliberò la costituzione del Consiglio direttivo e la riconferma degli incarichi al prof. Talamoni, al maestro Lombardi ed a Broggini come capo gruppo. Con questa soluzione, il dirigente dell'ENAL dovette accettare la nuova situazione ed il Gruppo Bosino poté continuare la sua attività autonomamente. Il rag. Trolli fu un ottimo ed appassionato Presidente che, nel suo periodo di carica, riuscì anche a rinnovare i costumi e le calzature per gli uomini e gli zoccoli, le raggiere e gli scialli per le donne. Dopo pochi anni il Calzaturificio Graziella cessò la propria attività ed il rag. Trolli, chiamato ad altri impegni, rassegnò le proprie dimissioni da Presidente. Al suo posto subentrò Federico Broggini. Alla scomparsa, dapprima del prof. Giuseppe Talamoni e, successivamente, del Maestro Lombardi, i loro incarichi vennero assunti da Luigi Luoni, campione del mondo di fisarmonica che già collaborava con il gruppo.
RINNOVAMENTO, nuovo impulso dei Bosini:
Il nuovo maestro Luigi Luoni diede un’impronta efficace allo spettacolo con l’aiuto di validi collaboratori, arrivando ad incidere, sponsorizzato dalla Famiglia Bosina, l’unico LP con i brani più significativi del Gruppo. L’attaccamento di Luigi Luoni al Gruppo è riconosciuto, ancor oggi da tutti i Bosini per la sua passione, la sua capacità interpretativa, tanto da scrivere, in occasione del "cinquantesimo anniversario di fondazione”, riferendosi ad una foto scattata in occasione della vittoria del gruppo nel 1961 della "Pantera d'oro" ‑ I° premio assoluto al Concorso Nazionale di Lucca: .....Al tempo di Lucca ero ancora un "giovane", benché già padre di famiglia, fisarmonicista all'ora sulla cresta dell'onda e seguivo saltuariamente il Gruppo per fare delle esibizioni.
E' stato in
quella trasferta che ho pienamente compreso lo spirito bosino e mi son lasciato
prendere da quella passione per il folklore che ti entra nel sangue per non
uscirne più. Il campione italiano di fisarmonica Sergìo Remori, che da qualche anno affiancava il maestro Luoni, all'inizio degli anni ottanta, alle dimissioni di Luoni, divenne il responsabile musicale del Gruppo. Per anni indispensabile musicista e valido interprete delle musiche, dei canti e dei balli bosini, a cui dedicò grande impegno e professionalità. In quel periodo il complesso si trasferì in uno scantinato, adibito a deposito, delle scuole elementari "Edmondo De Amicis" di Valle Olona, che venne concesso dal Comune di Varese. I locali vennero ristrutturati ed arredati con l'attiva partecipazione ai lavori da parte dei componenti del Gruppo e dal grande impegno del nuovo Presidente, il geom. Aldo Ambrosinì, subentrato a Federico Broggini che aveva lasciato l’incarico per limiti di età, valido ed apprezzato Direttore dell'Azienda di Soggiorno di Varese, impegnato oltre a programmare ed assumere nuovi ed impegnativi spettacoli, a dare una sede fissa e "civilmente agibile" al "Gruppo folkloristico Bosino ".
L’uscita di
scena di Sergio Re Proseguiva poi il Maestro: con l'augurio che la passione non abbia mai a venir meno, che il Gruppo dei Bosini duri nel tempo, anche se rinnovato con elementi nuovi. Dopo le dimissioni di Remori, il Gruppo ebbe un periodo di crisi. Nel 2001 prese le redini il maestro Cristiano Perazzolo, ottimo preparatore di canti corali, accompagnato dai fisarmonicisti Elena Alberti e Giovanni Lupia. Nel 2007 Perazzolo cessò l'attività nel Gruppo.
IL GRUPPO BOSINO porta il Folklore Varesino nel mondo:
In ottant’anni, tantissime sono state le partecipazioni a feste, raduni o spettacoli sia in Italia che all'estero, cercando, in ogni occasione, di far conoscere Varese e il suo territorio, la sua storia, la sua cultura, le bellezze naturali, tanto da diventare uno dei principali promotori turistici e da essere presentato più volte come Gruppo Folkloristico di Varese.
Dalla sua
fondazione, il Gruppo seppe imporsi all'attenzione del pubblico internazionale
con la partecipazione a numerose manifestazioni e festival a: Dortmunt,
Karlsruhe (Germania), San Sebastian (Spagna), Friburgo e Basilea (Svizzera),
Parigi, Nizza e Marsiglia, Auxerre (Francia), Ballerup (Danimarca).
Importante trasferta è stata nel 1992 nell'allora Cecoslovacchia, a Zlin, accompagnati da una Delegazione Ufficiale del Comune di Varese, con a capo l'Assessore al Turismo ed ai servizi sociali e, il consigliere delegato dell'Azienda di Promozione Turistica del Varesotto. Il Gruppo Bosino si esibì in due sfilate e cinque spettacoli in tre giorni di partecipazione al Festival Internazionale del Folklore. Successivamente altre partecipazioni all'estero, sono state, negli ultimi anni, quelle di Chamonix, Metz (Francia), Waldbourg (Germania) , oltre a vari interventi in numerose località svizzere.
In
Italia le trasferte si sono susseguite numerose in tanti anni di attività del
Gruppo Bosino. In particolare si ricordano : Agrigento, Importanti localmente, sono state l'organizzazione di alcuni Festival Folkloristici Internazionali e, la partecipazione ai festeggiamenti per la Ricorrenza di San Vittore, Patrono della Città di Varese e quelli della Sagra di Sant'Antonio alla Motta.
PERSONAGGI CHE HANNO PLASMATO IL GRUPPO:
Tantissimi "elementi" sono passati nelle file dei Bosini e ricordarli tutti diventa impossibile, anche per la mancanza di un aggiornato archivio, che parte si è disperso con i vari traslochi e parte, probabilmente, è custodito in qualche abitazione di ex Bosini. Una citazione meritano i fisarmonicisti: Ambrogio Marazzi, Nino Albini, Mario Ravasi o anche Edoardo Novati ed Elena Alberti ed il pianista Mario Cova; Gianni Grammatica: un bravo e simpatico presentatore, dalla battuta facile e dalle doti non comuni di fantasia musicale; il pittore Mario Alioli autore dell'attuale gagliardetto. I poeti: il Prof. Giuseppe Talamoni, Speri della Chiesa Jemoli, che traeva ispirazione per i suoi versi, seduto all'ombra del secolare castagno tutt’ora esistente nella caratteristica cascina del "Trun" di via Campigli; Nino Cimasoni: il poeta giardiniere; Carmen Broggi. Tutti autori di poesie che vennero musicate da Ettore Lombardi, Consonni, Nicora, Eros Sciorilli, Aurelio Maggioni e Luigi Luoni.
Le poesie,
ispirate alla vita nei campi, i paesaggi bosini, l'amore, le sagre dei v Nella produzione comico ‑ farsesca, si possono trovare situazioni collegabili alla commedia italiana: "Duetto dell'ombrello", "Radegonda", “Ra canzun d'or gipponatt"... situazioni comiche, franche e sincere mai scurrili od oscene, rispettose dell'autenticità bosina.
OGGI il Gruppo Folk Bosino:
Il Gruppo è composto da una trentina di componenti. Amministrativamente è gestito da un consiglio composto da cinque consiglieri, il responsabile musicale e l'attuale Presidente Giovanni Vanoni. Il Gruppo è affiliato all'Associazione Regionale "Culture Popolari e Tradizioni della Lombardia".
COLLABORAZIONE CON LE SCUOLE:
Il Gruppo collabora sempre più spesso con le scuole della Provincia, per far conoscere usi, costumi, tradizioni e musiche, che sfociano poi in spettacoli di fine anno scolastico. |
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